20 Maggio 2026

IMU 2026: novità Legge di Bilancio

Se possiedi una seconda casa o un immobile dato in locazione, l’IMU del 2026 arriva con un cambio di quadro più ampio del solito. La Legge di Bilancio 2026 e il Decreto MEF del 6 novembre 2025 hanno semplificato la struttura delle aliquote, introdotto la facoltà dei Comuni di ridurre fino al 50% l’imposta sugli immobili a disposizione, e ampliato la riduzione per gli immobili inagibili. L’acconto del 16 giugno si calcola sulle aliquote dell’anno precedente, ma il nuovo quadro pesa già da quest’anno sul saldo di dicembre e sulle delibere che i Comuni devono pubblicare in autunno.

Cosa trovi in questo articolo:

La riforma del prospetto aliquote

Nel tempo, l’IMU è diventato un sistema particolarmente complesso: tra aliquote, esenzioni e categorie definite dai Comuni, si sono generate oltre 250.000 casistiche differenti. Una frammentazione che ha reso la consultazione poco immediata, soprattutto per i proprietari con immobili situati in Comuni diversi, spesso costretti a confrontarsi con regole e parametri difficili da interpretare rapidamente.

Il Decreto MEF del 6 novembre 2025 ha cambiato questa impostazione. I Comuni ora scelgono le proprie aliquote da un prospetto standardizzato, ridotto a un numero limitato di categorie. La discrezionalità comunale resta, ma dentro un perimetro più ordinato. Per chi gestisce più immobili, il risultato pratico è che il confronto fra Comuni diventa leggibile.

Sul calcolo del singolo immobile non cambia nulla: si parte dalla rendita catastale, si aumenta del 5%, si moltiplica per il numero della categoria, si applica l’aliquota del proprio Comune. Cambia il modo in cui i Comuni costruiscono il loro prospetto, non la formula con cui ognuno fa il proprio conto. Per i dettagli della meccanica vale la guida IMU.

Lo sconto comunale fino al 50% sugli immobili a disposizione

La novità più sostanziosa per chi possiede una seconda casa è la facoltà dei Comuni di ridurre fino al 50% l’aliquota IMU sugli immobili a disposizione, cioè le abitazioni che non sono locate e non sono concesse in comodato d’uso.

È una scelta opzionale del singolo Comune: nessun obbligo di applicarla. Significa che lo stesso immobile, in un Comune che ha deliberato lo sconto e in un Comune che non l’ha fatto, può pagare cifre molto diverse. La verifica va fatta sul sito del proprio Comune o sul portale del Dipartimento delle Finanze, dove le delibere sono pubblicate.

Il senso della misura è chiaro: alleggerire il carico sui proprietari di seconde case, che non producono reddito da locazione e che pagano comunque l’imposta sull’asset. Per chi rientra in questa fattispecie vale la pena verificare se il proprio Comune ha aderito, perché il risparmio in valore assoluto può essere significativo.

L’agevolazione per i pensionati AIRE

Una misura specifica riguarda i pensionati italiani iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, che possiedono ancora un immobile in Italia. Se l’immobile si trova in un Comune sotto i 5.000 abitanti, ed è una sola unità immobiliare non locata e non concessa in comodato, l’IMU si riduce del 50%.

La logica è coerente con la direzione delle politiche sui piccoli Comuni: tenere viva la proprietà nelle realtà demografiche più fragili e alleggerire l’onere su chi non vive più in Italia ma mantiene un legame patrimoniale con il territorio.

Immobili inagibili: regole più larghe

Fino al 2025 la riduzione del 50% dell’IMU per gli immobili inagibili era riservata alle unità rese inutilizzabili da calamità naturali. Il nuovo allegato al Decreto MEF amplia il perimetro.

I Comuni possono ora intervenire anche su fabbricati diventati inagibili per cause diverse dalla calamità naturale, possono precisare meglio i requisiti del soggetto passivo e fissare regole specifiche per immobili locati o concessi in comodato che diventino inagibili. C’è anche una novità tecnica per gli impianti di produzione di energia: i Comuni possono differenziare le aliquote in base alla potenza dell’impianto.

In pratica, se possiedi un immobile non utilizzabile per ragioni strutturali, oggi è ragionevole verificare in Comune se rientri nelle nuove fattispecie. Lo sconto non scatta in automatico, ma il margine di applicazione si è allargato.

Aliquota massima e tempi di pubblicazione delle delibere comunali

Due informazioni operative meritano di essere tenute in considerazione.

La prima riguarda il limite massimo delle aliquote: per gli immobili diversi dall’abitazione principale, l’aliquota IMU non può superare il 10,6 per mille. I Comuni non hanno la facoltà di oltrepassare questa soglia, salvo specifiche maggiorazioni previste dalla normativa in casi particolari.

La seconda riguarda le tempistiche di approvazione e pubblicazione delle delibere. I Comuni sono tenuti a trasmettere le proprie delibere al Dipartimento delle Finanze entro il 14 ottobre dell’anno di riferimento, mentre la pubblicazione ufficiale avviene entro il 28 ottobre. Di conseguenza, per il saldo di dicembre si applicano le aliquote effettivamente pubblicate entro tali scadenze. L’acconto di giugno, invece, viene calcolato sulle aliquote dell’anno precedente: per il pagamento in corso non si registrano quindi variazioni rispetto al 2025, mentre le eventuali modifiche entreranno in vigore con il saldo di fine anno.

Cosa fare prima dell’acconto del 16 giugno

1. Verificare l’aliquota del proprio Comune

È sempre indispensabile, e nel 2026 lo è ancora di più, perché la riforma del prospetto può aver portato a un riassetto delle aliquote applicate. Il punto di riferimento è il sito del Comune o il portale del Dipartimento delle Finanze.

2. Controllare se il Comune ha deliberato lo sconto del 50% per immobili a disposizione

Se la seconda casa non è locata e non è in comodato, la differenza di importo può essere rilevante. Non è automatico: dipende dalla delibera comunale.

3. Verificare le agevolazioni di nicchia

Pensionato AIRE in un piccolo Comune, immobile inagibile, impianto di produzione di energia: chi rientra in una delle fattispecie ampliate ha interesse a chiederlo esplicitamente, perché la nuova formulazione lascia più spazio di prima.

L’acconto del 16 giugno si paga con le aliquote dell’anno precedente. Le delibere 2026 entreranno pienamente in gioco con il saldo del 16 dicembre, salvo conguagli.

Domande frequenti

Da quando si applica la riforma del prospetto aliquote IMU?
Dal 2026, in seguito al Decreto MEF del 6 novembre 2025. I Comuni costruiscono il loro prospetto secondo lo schema standardizzato. Il calcolo per il singolo immobile non cambia: cambia il modo in cui i Comuni organizzano le aliquote che applicano.

Lo sconto del 50% sugli immobili a disposizione è automatico?
No. È una facoltà del Comune. Se non c’è una delibera comunale che lo prevede, si applica l’aliquota piena come prima.

Chi è un pensionato AIRE e in quali Comuni vale lo sconto?
Pensionato AIRE è un pensionato iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. L’agevolazione del 50% vale nei Comuni con popolazione sotto i 5.000 abitanti, su una sola unità immobiliare non locata e non concessa in comodato.

Come si calcola l’IMU 2026?
Rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicata per il numero della categoria (160 per le abitazioni), poi per l’aliquota del Comune.

Quando scade l’acconto IMU 2026?
Il 16 giugno. Si paga con le aliquote dell’anno precedente. Il saldo è il 16 dicembre.

Fonti

  • MEF, Principali misure della Legge di Bilancio 2026.
  • Dipartimento delle Finanze, Regolamenti e aliquote IMU: adempimenti da parte dei Comuni.
  • Decreto MEF 6 novembre 2025, riforma del prospetto delle aliquote IMU.

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